Via Emilia, Food Road ma non solo

Tutti la conoscono e molti l’attraversano nei loro spostamenti, ma pochi realmente sono consapevoli dell’importanza e unicità di questo torrente d’asfalto di 265 km che taglia e congiunge da oltre 2.000 anni l’Emilia Romagna.

La prima Regione al mondo che ha preso il nome da una strada, che nel tempo è diventata la sua mappa storica, economica e identitaria.

Nacque come strada militare nel 189 a.C. su intuizione del Console romano Marco Emilio Lepido, e può essere considerata come la prima frontiera d’Italia, un cuscinetto che arginava i nemici del nord  e contemporaneamente favoriva lo sviluppo dei mercati facilitando i commerci e gli spostamenti.

Dal suo asse si sarebbero poi sviluppati i limiti centuriati, che rappresentano i nuclei fondanti delle città che oggi conosciamo fra cui si annoverano tre città “Patrimonio dell’Umanità” e quella con la più antica università al mondo.

Perché la via Emilia collega primati e ha concorso alla loro affermazione, contribuendo a quella eccellenza “emiliano-romagnola” che fa di questa Regione uno dei distretti più evoluti, ricchi e culturalmente avanzati dell’intera Europa.

L’Emilia Romagna detiene il maggior numero di produzioni certificate DOP, IGP e STG e attorno a questo mondo di gusti e sapori si sono consolidati nel tempo campioni nazionali che rappresentano nel mondo la nostra supremazia nell’enogastronomia.

Un piccolo universo che unisce l’attenzione e mantenimento orgoglioso di tradizioni artigianali con l’innovazione tecnologica messa al servizio della qualità, in un continuo dualismo tra Terra e Scienza, Manualità e Tecnica, Artigianalità e Tecnologia.

Una sintesi pienamente riuscita che è alla base della identità di questa regione in cui, più di altre, è evidente la spinta a innovare, sperimentare e progredire, alzando giorno dopo giorno i propri standard qualitativi.

Un modo di fare impresa e vivere territori e tradizioni in competizione positiva con quelli limitrofi, replica (aggiornata a nuovi contenuti) delle disfide storiche tra campanili e signorie.

Una terra che ha saputo coniugare la passione con il lavoro e che la via Emilia ha collegato in un distretto diffuso di eccellenze, oggi diventate Sistema.

È in questa cornice che è nato l’innovativo corso di Fisica Gastronomica dell’Università di Parma, in cui si elaborano e sperimentano, scientificamente e gastronomicamente, nuove tecniche di cucina; è nelle cucine di questa regione che si sono formate alcune delle più note stelle della cucina internazionale fra le quali l’indiscusso n°1 Massimo Bottura, che a sua volta reinventa nella Francescana di Modena i piatti della tradizione in quel dialogo tra tra passato e futuro che è il filo conduttore di tante delle storie di successo di questa regione.

E se Bologna è considerata nel mondo la capitale gastronomica d’Italia, Parma lo è dei salumi, Modena dei motori e l’intera costa romagnola del divertimento, nonché il maggior comprensorio balnerare d’Europa.

Spina dorsale di tutto questo è una strada su cui una volta transitavano le legioni, e che dopo oltre 2.000 anni di storia somiglia a un’anziana nonna, stanca  e saggia, che ha visto e sentito di tutto e proprio per questo resta indispensabile per indicare direzione e obiettivi.

E, sebbene cucita e rattoppata tra svincoli, rotonde e deviazioni, regge con disinvoltura all’urto della globalizzazione, consapevole che quasi tutti prima o poi da lei devono passare.