L’ecosistema delle risaie

L’Italia è il principale produttore di riso d’Europa, e più della metà delle risaie italiane è concentrata in Piemonte. In termini quantitativi la produzione nostrana è minima rispetto a quella dei grandi Paesi asiatici, ma ha una particolarità: il riso italiano è quello che nasce più a nord nel mondo, grazie soprattutto alla particolare conformazione e al clima della Pianura padana, piuttosto mite malgrado la latitudine.

Questa pianta originaria dell’Estremo Oriente è arrivata in Italia grazie agli Arabi circa 500 anni fa, ed è diventata ben presto un’importante fonte di sussistenza, oltre che una prelibatezza ambita dalle famiglie più ricche. È iniziata così una selezione di varietà tipicamente italiane, a partire soprattutto dalla sottospecie japonica, che oggi comprendono decine di cultivar, come l’Arborio, il Carnaroli, il Vialone, il Ribe, l’Originario, il S.Andrea, fino ai più recenti come il Venere.

La risicoltura ha avuto un profondo impatto sui territori, non solo perché ha assorbito una gran parte delle superfici coltivabili, ma anche perché ha richiesto una rete idrica capillare. Nelle province di Vercelli, Pavia, Milano, Novara, ci sono decine di migliaia di ettari caratterizzati dalla tipica struttura a scacchi delle risaie.

Come ogni coltivazione intensiva, anche la risaia ha inevitabilmente delle ricadute ambientali, e oggi si dibatte molto sulla possibilità di ridurre la richiesta d’acqua con pratiche di coltivazione “asciutta”. Tuttavia, se condotta con criterio e attenzione alla sostenibilità, la risaia può avere anche un impatto positivo sull’ambiente e preservare la biodiversità. La disponibilità di specchi d’acqua anche durante le stagioni più calde rappresenta un ecosistema artificiale che può ospitare numerose specie animali e vegetali. La presenza di alghe, pesci, anfibi, rettili, molluschi, crostacei, vermi e insetti favorisce la vita di volatili protetti e la sosta di uccelli migratori che altrimenti non potrebbero svernare in queste zone. Sono davvero tante le specie che popolano le risaie italiane, dalla cicogna agli aironi, dalle anatre al Cavaliere d’Italia, dai falchi di palude alle garzette. Per favorire l’avifauna, è importante ridurre l’uso di pesticidi, ma anche curare le aree limitrofe, come le bordure o i boschi spontanei, che possono offrire rifugio ad alcune specie. Si tratta di un delicato equilibrio tra esigenze produttive ed ecologiche, per il quale non sono ammesse soluzioni semplici. Basti pensare alla lotta alle zanzare, necessaria anche dal punto di vista igienico-sanitario, che può risultare nociva anche per altre specie.

In linea di massima, comunque, la presenza di volatili può essere considerata un buon indicatore della qualità ambientale di una risaia. Se volete sapere dove trovare il riso buono, quindi, andate a vedere dove si servono gli uccelli.