La Basilicata è giovane, parola di Nadia Toppino

Nadia Toppino, scrittrice, viaggiatrice e food blogger (è lei la mente e la penna dietro Storie di Cibo), ad agosto dello scorso anno ha attraversato le terre lucane per il suo tour enogastronomico Basilicata Coast2Coast4Food. Nadia ha intrapreso questa avventura alla scoperta di una regione fuori dalle principali rotte turistiche, e ancora in gran parte misconosciuta. In questa intervista ripercorre per noi parte di quel percorso.

Nadia, che cosa ha scoperto durante il suo viaggio? C’è qualcosa che l’ha stupita e che non si aspettava di trovare?

Basilicata C2C4F prevedeva soste in città e paesi in cui avevo preso appuntamenti, ma parte del viaggio è nato in divenire, nel senso che durante gli incontri con aziende e ristoratori conoscevo persone e venivano organizzate ulteriori tappe. Ho scoperto una grande varietà di eccellenze. Ero partita conoscendo il peperone crusco e alcuni tipi di formaggi, ma in itinere ho capito che la Basilicata offre davvero un’enormità di prodotti. Scherzando ho detto che la Basilicata è talmente piccola da avere un prodotto IGP per ogni abitante.

Un’altra bella scoperta è stato vedere come molti giovani, figli di piccoli imprenditori locali, allevatori, produttori di formaggi, che magari hanno studiato al nord, stanno tornando per ridare nuovo slancio all’impresa di famiglia. Questi ragazzi, che magari hanno studiato alla Bocconi, sono tornati per portare avanti l’azienda in un’ottica più moderna, più social. Altri giovani imprenditori hanno avviato la produzione e la vendita nel settore del tartufo, o della Melanzana Rossa di Rotonda DOP, o dei Fagioli Bianchi di Rotonda DOP. Ho scoperto davvero un bel mondo, anche nel settore della ristorazione, con tanti giovani che stanno creando interessanti realtà. Il fatto che sia stato segnalato uno stellato a Matera, per ora l’unico della Basilicata, è indice che questa cucina sta attirando l’attenzione. Certo, non mancano le difficoltà…

Che genere di difficoltà?

Sono soprattutto legate alla logistica e all’organizzazione degli spostamenti interni. La carenza di infrastrutture da un certo punto di vista “preserva” la Basilicata, che rimane una regione ancora naturale e molto legata alle tradizioni, ma costituisce un limite forte alla mobilità.

Com’è stata l’accoglienza ricevuta durante questo viaggio?

Ottima! Ho ricevuto un’accoglienza calorosa, come è tipico del sud, e allo stesso tempo elegante. Forse un po’ meno esuberante rispetto all’ospitalità dei campani, per esempio, ma comunque piacevole, carica e gentile.

Quale sapore le è rimasto più impresso?

Tanti sapori, ma quello che più mi ha sorpreso è stato il peperone crusco. Lo conoscevo come stuzzichino, o ingrediente per primi piatti, ma durante il viaggio l’ho assaggiato in tantissime preparazioni, dall’antipasto fino al dolce.

Il dolce?

Sì! Ho provato del cioccolato con peperone crusco, ma anche il peperone stesso, intero, farcito con vari tipi di creme come si fa con i cannoli. Ha un vastissimo impiego nella cucina lucana. Un altro sapore che ho scoperto è quello del pesce: la cucina lucana ha una grossa cultura del pescato, soprattutto sulla costa jonica, con pescherecci molto caratteristici. Adesso stanno iniziando a valorizzare questa cultura, abbinata anche all’olio extravergine di oliva. Insomma stanno lavorando molto, anche se per i piccoli produttori è sempre abbastanza difficile farsi conoscere. Addirittura ci sono aziende che esportano facilmente all’estero, in Francia, in Germania o perfino in Cina, mentre in Italia fanno fatica a spingersi più in là del Lazio.

Le rimane ancora qualcosa da scoprire di questo territorio?

Il mio percorso prosegue, perché continuo a ricevere richieste di gente che ha voglia di raccontarsi. Sto lavorando all’organizzazione di cene ed eventi a base di prodotti lucani a Milano, per diffondere la cultura che sta dietro a questi alimenti, raccontata dalla viva voce dei produttori. Inoltre sto lavorando a una guida che si chiamerà Tavole DOC Basilicata, dove i ristoranti verranno presentati non in base a giudizi ma a racconti, che saranno a loro volta collegati a prodotti utilizzati nelle rispettive cucine. Anche in questo c’è molto da scoprire, tra tante piccole realtà che stanno nascendo: alcune solo in occasione di Matera2019, altre con una grande storia alle spalle e desiderio di fare bene. Sono convinta che ci riusciranno!