Il marketplace alimentare, nuova frontiera dell’e-business

Indispensabile a tu per tu con… Indispensa. Abbiamo voluto lasciare la parola a Francesca Fazioli, che ci offre dati e spunti di riflessione per conoscere più da vicino le dinamiche del commercio elettronico, in Italia e non solo.

Il web, tra le sue innumerevoli funzioni, è sempre più un enorme mercato: siamo abituati a comprare online qualsiasi cosa, dagli articoli voluttuari a quelli per uso professionale, e per le giovani generazioni questo genere di acquisto è ormai la norma…

Sì, i dati dimostrano che c’è una crescita esponenziale degli acquisti effettuati tramite la rete, anche se, in termini assoluti, parliamo ancora di una frazione del totale. A livello globale, la vendita online di prodotti e servizi ha rappresentato nel 2015 il 7,4% del mercato di vendita al dettaglio, per un ammontare complessivo pari a 1.671 miliardi di dollari. Oltre 350 miliardi di dollari in più del 2014.
Entro il 2019, questo valore sarà più che raddoppiato, e raggiungerà i 3.578 miliardi di dollari, pur continuando a rappresentare solo una parte (12,8%) degli acquisti al dettaglio totali.

Con lo sviluppo delle vendite su marketplace la competizione a livello globale è sempre maggiore.

Quanta quota degli acquisti online afferisce a generi alimentari e/o bevande in Italia e in Europa?

In Italia i settori più maturi, ossia quelli del tempo libero e del turismo, nella distribuzione del fatturato e-commerce rappresentano complessivamente oltre tre quarti del mercato.  

Il settore alimentare sta registrando la crescita più importante, in linea con le tendenze già evidenziate in Europa.  

Nell’Europa occidentale il transato alimentare totale è stato calcolato in 936 miliardi di euro, con Regno Unito, Germania e Francia a rappresentare il 75% del mercato.

Il food online pesa in Europa circa il 6,5% del mercato online totale, pari a circa 22 miliardi di euro. Le stime prevedono un aumento di questo mercato in Europa ad oltre 80 miliardi di euro entro il 2021.
Una proiezione Nielsen del 2016 rileva che nel 2020 il 25% della popolazione EU effettuerà i propri acquisti di prodotti agroalimentari anche online.

Che spazio occupano i marketplace alimentari nel panorama generale degli acquisti online?

In linea con quanto già avvenuto in altri settori, come abbigliamento e servizi, tutte le ricerche indicano che i marketplace alimentari rappresentano il mercato a cui sempre più si rivolgeranno gli operatori professionali e i consumatori finali.

L’e-commerce può essere suddiviso in due modelli distinti:
· e-commerce diretto di un produttore;
· marketplace.
Nel modello diretto, una società ha il suo webstore al quale i clienti possono accedere per effettuare ordini.
Il modello marketplace invece comporta la vendita di beni attraverso piattaforme, gestite da terze parti, in cui sono presenti anche altri fornitori.
Ogni azienda può inserire velocemente i prodotti, gestire gli ordini raccolti e quindi evaderli. Gli operatori internazionali, che operano come in un centro commerciale all’ingrosso, hanno la possibilità, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, di emettere un ordine e di dare poi seguito a riordini.
Nel 2017 il 64% delle aziende italiane con attività B2B non opera ancora sui marketplace; questo dato sale fino al 97% analizzando solo le aziende operanti nel settore agroalimentare. C’è quindi un grande margine di crescita.

Perché una persona (o un cliente business) si rivolge a un marketplace alimentare piuttosto che al negozio tradizionale o al grossista?

La caratteristica e il valore aggiunto di questo sistema è un’offerta potenzialmente illimitata (un grande centro commerciale virtuale continuamente aggiornato), più snella ed economicamente competitiva poichè salta passaggi e costi intermedi, quali deposito, grossista, rappresentante. Il marketplace offre quindi un vantaggio al produttore in termini di costi e di distribuzione. Inoltre la mancanza del limite fisico del magazzino rende il marketplace uno strumento estremamente flessibile, che permette di rispondere con prontezza ai mutamenti nella domanda. C’è una nuova richiesta? Si introducono nuovi prodotti/produttori senza dover “ottimizzare” uno spazio fisico e limitato di stoccaggio. È quindi lo strumento ideale per rispondere velocemente ed esaustivamente ad esigenze di un mercato in continua evoluzione. Si pensi a come è cambiato il profilo del consumatore, così come quello del cliente della ristorazione, negli ultimi anni: esigenze alimentari specifiche, stili alimentari, sensibilità ai risvolti sociali e ambientali… sono davvero tante le variabili che orientano verso un prodotto, o un locale, piuttosto che un altro.

In molti Paesi l’acquisto online anche per operatori business è ormai un’abitudine. Gli operatori italiani sembrano preferire ancora “il rapporto diretto”. Credi che le cose cambieranno? E quale ruolo giocano i marketplace in questo campo?

In questo momento gli operatori italiani che si affacciano agli acquisti online possono rivolgersi perlopiù agli eshop dei singoli produttori più evoluti. Questo comporta un’offerta molto limitata per ampiezza di gamma e un processo d’acquisto non competitivo rispetto a quello delle modalità tradizionali.

I marketplace alimentari, specializzati nei processi B2B, per le loro intrinseche caratteristiche di ampiezza di gamma, continuo rinnovamento per prodotti e produttori, possibilità di confrontare prezzi e proposte di produttori diversi, listini competitivi perchè alleggeriti dei costi superflui della intermediazione, saranno sempre più una risorsa per gli operatori del food alla ricerca di risposte sempre più qualificate.      

Quali sono le criticità e i punti di forza che intravedi nei marketplace alimentari?

Gli e-commerce e i marketplace comportano un nuovo modello di comportamento d’acquisto, che può inizialmente rappresentare una criticità perché richiede un cambiamento di abitudini.

Ma le potenzialità dei marketplace sono talmente ampie, la loro flessibilità così evidente, che diventeranno inevitabilmente lo strumento più potente ed efficace a disposizione di quegli operatori che sapranno rinnovare le proprie abitudini d’acquisto a fronte di una offerta molto più ampia, innovativa  e competitiva di quella “tradizionale”.